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Se Steve fosse nato a Napoli...sarebbe diventato ancora più grande!Scritto da Mimì De Maio in data 10/10/2011
Sul web impazza un articolo scritto da Antonio Menna dal titolo 'Se Steve fosse nato in provincia di Napoli. L'articolo parte dalla storia di Jobs e del suo socio, trasportandola nella realtà napoletana, mettendo in luce le innumerevoli problematiche. Tasse, controlli della finanza, difficoltà di accedere al credito, finanziamenti pubblici truccati e per finire la camorra. La storia di Jobs napoletano finisce con il padre che decide di fittare il garage dove i due ragazzi costruivano i computer.
Qui siamo nel Blog dei sognatori e quindi non possiamo avallare la ricostruzione di Antonio. In primo luogo perchè nella ricostruzione del percorso ipotizzato per lo Steve Jobs napoletano, ci si dimentica della genialità del fondatore di Apple e quindi sono certo che in qualsiasi posto del mondo si sarebbe inventato qualcosa.
Poi c'è un dato importante da considerare. Los Angeles, per esempio, da un lato a un altro è lunga circa 200 Km ovvero la distanza da Napoli a Roma. Quindi Jobs sicuramente per i suoi appuntamenti e pubbliche relazioni si sarà dovuto spostare almeno come un nostro pendolare. Solo che noi consideriamo questo tipo di vita uno 'sbattimento' e loro sono abituati a muoversi, a prendere la macchina e fare 20 km solo per fare la spesa. Io non credo però che loro siano meglio di noi. Siamo fottutamente fraccomodi. Ci piace stare tutta la vita nel luogo in cui siamo cresciuti, e nello stesso luogo pretendiamo di avere le possibilità che ci sono in ogni angolo del mondo. E' un dato di fatto e a me non dispiace. Adoro viaggiare ma adoro ancora di più tornare a casa!
Inoltre aldilà di ciò che si può pensare, gli Stati Uniti sono ancora più rigidi dell'Italia in merito a tasse e quant'altro. Almeno qui ti mandano la cartellina esattoriale, tu la contesti, i tempi della giustizia sono quelli che sono e alla fine se perdi ti mandano l'ufficiale giudiziario, ma se ci metti in casa la nonna anziana, l'ufficiale riinvierà la procedura e passeranno gli anni. Li, negli Stati Uniti, se non paghi le tasse se le prendono automaticamente dal conto.
Poi credo che certe volte fa bene guardare a chi sta peggio di te. E se Steve fosse nato in corno d'Africa? Forse non sarebbe arrivato al secondo anno d'età.
Ogni grande impresa ha grandi difficoltà (è come il pennello Cinghiale ehhe vabbè è una battuta scema) e solo pochissimi ce la fanno. Se non fosse così, tutti quanti diventerebbero Steve Jobs e non avremmo più piazzaioli. E sinceramente tra un I-phone e una pizza voto per la pizza.
Io vivo a Napoli e so quali sono le nostre difficoltà ma credo che spesso sia più facile usare i disagi di Napoli come alibi per giustificare i nostri fallimenti, che rompersi il culo e credere con più forza in noi e nei nostri sogni, o ancora più difficile, prendere atto dei nostri limiti.
Se Steve Jobs fosse nato a Napoli forse non avrebbe inventato Apple ma avrebbe sicuramente fatto qualcosa di grande e ancora più fantasioso.
Cmq trovo geniale l'idea dell'articolo di Antonio Menna potrebbe benissimo diventare lo spunto per un monolo teatrale tra il cabaret e una riflessione sull'attualità! Pensaci Antonio!
Segue l'articolo di Antonio Menna.
"Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.
Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.
Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.
Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.
I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.
Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?
Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.
I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.
Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.
Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.
Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.
I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.
La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più."
Antonio Menna
Ecco il suo Blog www.antoniomenna.wordpress.com
TUTTO QUELLO CHE DEVE SAPERE UN SOGNATORE. Manuale per avverare i sogni 2.0 è il Blog di Mimì De Maio (cioè me), il cantautore nella rete, il principe dei Flash Mob (qualcuno ha detto e ripeto perchè mi piace), il cantautore 2.0. E' il luogo dove trovano spazio storie, eventi, novità che aiutano a sognare che rappresentano un traguardo raggiunto o uno spiraglio di luce. E' un concentrato di ambizione e risultato. Di sogno prima e poi realtà! Perchè non c'è sogno più bello di quello realizzato! Inserisci un commentoCommentiNon ci sono commenti in questo post. |
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