Ogni 26 aprile, celebriamo la Giornata mondiale della proprietà intellettuale, lanciata per la prima volta nel 2000 dagli Stati membri della World Intellectual Property Organization (WIPO), per sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo della proprietà intellettuale nella vita di tutti i giorni, celebrando il lavoro e l’impegno degli innovatori a favore dello sviluppo e dell’innovazione in tutto il mondo. La Giornata si svolge il 26 aprile, per ricordare l’entrata in vigore, nel 1970, della convenzione istitutiva dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale. Quest’anno le celebrazioni sono dedicate alle donne e al loro ruolo in quanto innovatrici e portatrici di nuove idee, all’insegna del tema “Powering Change: Women in Innovation and Creativity”.

La proprietà intellettuale (Ip) è uno tra i fattori determinanti per la crescita economica e l’innovazione. Insieme alla proprietà fisica, incentivano imprenditori ed innovatori a creare beni e servizi originali e a diffonderli al più ampio numero di cittadini. La proprietà è un diritto naturale che stimola la libera iniziativa e garantisce la convivenza tra individui diversi in una società plurale. L’indice internazionale per i Diritti di proprietà (Ipri) dimostra che più la proprietà è tutelata e più si fa innovazione. Non è un caso che Nuova Zelanda, Finlandia, Svezia, Svizzera e Norvegia (Ipri 2017) siano le nazioni che meglio tutelano i diritti di proprietà e più innovano.

L’Italia è solo 49esima. Siamo tra i Paesi che più brevettano (ma dietro Germania, Francia e Regno Unito). Le imprese italiane sono propense all’innovazione, seppure nei settori tradizionali e ancora poco nel digitale. Ci siamo dotati di regole avanzate per la difesa della proprietà nonostante, come tutti, soffriamo la singolarità tecnologica che caratterizza il presente.

Eppure fatichiamo a tutelare la proprietà intellettuale. Le cause sono molteplici ma possiamo identificare le principali: (1) l’inefficienza dell’attività di prevenzione e di controllo delle frodi; (2) la progressiva diffusione di Internet; (3) l’aumentata fluidità e velocità del commercio internazionale (anche quello illegale); (4) la semplificazione e la riduzione dei costi di molti processi produttivi, che rischiano di compromettere ulteriormente la già debole capacità di prevenzione, controllo e repressione (soprattutto nei paesi asiatici); (5) i soliti ostacoli burocratici che complicano e rallentano la brevettazione; (6) la timidezza manageriale e, soprattutto, la diffidenza culturale rispetto al valore della proprietà che affonda le sue radici fin nella scuola.

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Ph. Jonathan Simcoe